Fotografie: Florian Touzet
Dopo diversi anni come corrispondente in Messico, Alix Hardy approda a Marsiglia. Giornalista di formazione, sceglie di ripartire da zero per dedicarsi alla cucina. Nei gesti culinari ritrova un nuovo modo di raccontare, con le mani questa volta, intrecciando sapori, territori e storie.
Durante la sua residenza da Sessùn Alma, dà vita a una cucina autentica e luminosa, che unisce l’anima mediterranea alle suggestioni messicane. Il suo approccio, impegnato e artigianale, celebra il mondo vegetale, i savoir-faire e la comunità.
Da maggio ad agosto porti la tua cucina da Sessùn Alma, a Marsiglia. Che cosa rappresenta per te questa residenza in questo momento del tuo percorso?
Essere in residenza da Sessùn Alma è un’opportunità per cucinare con delicatezza. Tutto in questo luogo è orientato verso l’eleganza, il fatto a mano, il tempo lento, l’artigianato. Questa esperienza ispira una cucina che desidero precisa e sensibile. Un tema vasto! Il cammino verso una “propria” cucina è lungo, e non sono certa che si arrivi mai davvero a una meta. Ma vedo Sessùn Alma come un laboratorio di esplorazione, un luogo dove potrò sperimentare con grande libertà e forse comprendere meglio ciò che si esprime in me quando cucino.

Il tuo percorso è particolare, tra giornalismo e cucina. Come si sono intrecciati questi mondi fino a dare forma alla tua carriera di chef?
Mi sono reinventata nella cucina dopo una prima carriera nel giornalismo. Quando sono arrivata a Marsiglia, dopo splendidi anni come corrispondente in Messico per i media francesi, non me la sentivo di ricostruire tutto da capo. Ma ho scelto di farlo comunque, anche se in un altro ambito: la cucina. Era qualcosa che desideravo da tempo, ma che non riuscivo ancora a concedermi. Oggi so che per me questi due mestieri — il giornalismo e la cucina — hanno perfettamente senso insieme. Ho infatti il progetto di aprire a Marsiglia una tavola calda con annessa libreria, interamente dedicata ai libri di cucina e testi che riflettono sul cibo e sull’alimentazione. Anche se non ha ancora uno spazio fisso, il progetto esiste già con il nome Bouche – Librairie culinaire, e si tratta di una libreria itinerante con una curata selezione di libri di cucina scelti con passione e accompagnata da laboratori culinari che tengo regolarmente.


La tua cucina si ispira molto al Mediterraneo e al Messico. Come convivono questi due territori, così diversi eppure entrambi solari, nella tua cucina?
Quando sono rientrata dal Messico, dopo tre anni e mezzo di vita lì, tutti mi chiedevano se avrei cucinato piatti messicani o aperto un puesto de tacos! Questo tipo di domande mi metteva un po’ a disagio, perché — pur avendo scoperto in Messico una gastronomia straordinaria e un territorio ricchissimo — non mi sentivo affatto legittimata a “sfruttare” un patrimonio che non mi appartiene. Col tempo ho però trovato un modo per riconciliarmi con quei ricordi: quando viaggio in Messico, porto con me alcuni ingredienti che per me racchiudono i sapori locali — come i peperoncini o il mais blu — e li integro in una cucina radicata qui, quella che ha davvero senso per me in questo territorio.
La tua residenza è capitata nella bella stagione, quali prodotti e desideri guidano la tua cucina in questo periodo dell’anno?
È un periodo davvero meraviglioso per cucinare in questa regione. Dopo sei mesi di cotture lente e arrosti, è il momento del crudo, del fresco e del croccante. Ho una lista lunghissima di ricette pronte per i primi pomodori freschi, che aspetto con impazienza. Aspetto l’arrivo delle prugne, per godere del loro succo dal sapore intenso. E in questo momento, con tutti gli alberi in fiore, torna la gioia della raccolta di erbe spontanee, prima che arrivi il grande caldo!

Sessùn è una Maison profondamente legata ai gesti, ai savoir-faire e all’artigianato. Ci sono gesti in cucina che per te risuonano come veri e propri rituali, o come una forma di artigianato a sé stante?
Visto il tipo di cucine in cui ho avuto la fortuna di formarmi, ho sempre lavorato materie prime grezze, da trasformare partendo da zero. Le poche volte in cui ho usato ingredienti già lavorati, ho avuto la sensazione di barare. Per me la cucina è una forma d’artigianato a pieno titolo: se le togli questa dimensione, resta solo la manipolazione e l’assemblaggio di una materia inerte.



La tua scrittura culinaria appare molto libera ma anche impegnata: protagonisti i vegetali, materie prime selezionate con cura, condimenti decisi. Che cosa significa per te, oggi, “cucinare in modo responsabile”?
Direi che, per me, cucinare in modo responsabile significa prima di tutto cucinare in modo umano. E credo che questo resti, ancora oggi, la sfida più grande. Ho avuto la fortuna di imparare questo mestiere in cucine dove la selezione delle materie prime era sempre impeccabile, guidata da chef che avevano scelto consapevolmente di sostenere il lavoro di produttori, agricoltori e artigiani. Ho potuto assaggiare e lavorare con un numero incredibile di ingredienti virtuosi — spezie, erbe, verdure dal gusto eccezionale. Nel mio primo anno in cucina, ogni stagione era come un nuovo inizio: cambiavano i frutti e le verdure, e scoprivo una palette di sapori che fino ad allora non conoscevo. È un impegno importante, e a Marsiglia sono in molti ad averlo preso e a portarlo avanti con coerenza. Ma la vera battaglia è quella di separare l’idea di alta cucina da pratiche manageriali abusive. Troppe cucine funzionano ancora “alla vecchia maniera”. È importante rendersi conto che la pressione a cui sono sottoposti gli chef, in un settore che vive di urgenze e ritmi serrati, alimenta naturalmente questo tipo di comportamenti. E che, per uno chef, rifiutare attivamente questo modello di gestione è difficile, è come risalire un fiume controcorrente. Ma è fondamentale continuare a ricordare che un’altra strada è possibile, e che il piatto migliore del mondo non giustifica mai la sofferenza di chi lo prepara.


Sessùn Alma è insieme un ristorante e un luogo di vita. Che cosa ti affascina nell’idea di nutrire uno spazio di questo tipo, crocevia di persone e desideri?
Cucinare è meraviglioso, certo, ma per me l’interesse resta spesso effimero: una volta passato l’incanto puramente tecnico, cerco qualcosa di più profondo. Ciò che mi piace davvero è cucinare per condividere e creare un dialogo. Mi piace l’idea occupare il ruolo di chef in luoghi che vivono e vibrano già per qualcos’altro. In fondo, sono sempre stata attratta da spazi ibridi in cui esercitare il mio mestiere: un ristorante-bottega come L’Idéal, un café-ristoro-ortofrutta come Zinzin, e qui, da Alma, una boutique che unisce artigianato e ristorazione.


Et pour finir : si tu devais raconter ton été à Marseille en une bouchée, une odeur ou un plat… ce serait quoi ?
La feuille de figuier. Elle fleurit sur toutes les cartes des restaurants l’été, car on en trouve partout dans Marseille. Tendre et verte au début du printemps, râpeuse et foncée à la fin de l’été, elle dégage un parfum caractéristique qu’on ne peut pas rater si on se balade en toute fin de journée, à l’heure où le soleil baisse et où la végétation exhale ses parfums à l’ombre. J’en ai fait un marshmallow aux notes vertes et de noix de coco, servi avec une nage au sirop de petit pois, pour encapsuler cette très courte période où les légumes primeur côtoient les premiers signes de l’été.
IL LOOK DI ALIX HARDY







